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La TV di oggi

Siamo ormai abituati a guardare passivamente la tv e tutto quello che ci propina.  Mi succede ogni giorno di assistere a programmi vuoti, senza alcun serio contenuto, senza alcun rispetto per lo spettatore.   Senza prendere in considerazione i vari reality vergognosi, il gossip, i  pettegolezzi vari, e le finte inchieste che possono acchiappare solo gli sprovveduti –  quello che trovo indecente è l’uso dello spettacolo anche in programmi che dovrebbero essere seri.  Prendiamo i telegiornali: migliaia di inviati (chissà quanto costeranno), ai quali poi è concesso solo un minuto per ripetere quello che ha già chiaramente spiegato lo speaker.    Inviate dall’accento stupido-adolescenziale che corrono di qua e di là senza un motivo, solo per fare scena, alle quali interessa solo mostrare le labbra ben gonfie o la mise alla moda.  E gli argomenti?  Decine di minuti dedicati a notizie le più inutili, di cui francamente possiamo fare a meno, poi altre decine per il gossip, il calcio, la pubblicità quotidiana del tale cuoco o del tal vino…. E per le notizie vere, quelle serie, restano pochissimi minuti. Nei programmi di approfondimento, che potrebbero avere una valenza di un certo tipo, cosa si è costretti a vedere:  solo primissimi piani di presentatrici e ospiti (le solite belle gnocche che passano la vita negli studi in attesa di prezzemolare di qua o di là)  senza dare magari a chi sta parlando il giusto risalto.  A proposito di belle gnocche:  ormai è comune intendere che per  bella  si intende  super bona. Il volto non ha alcuna importanza: essere bella significa tette al vento e cosce per aria. Ormai è così: anche le donne più ‘mature’ e che ricoprono certi ruoli,  da cui ti aspetti un po’ di serietà,  se non si presentano in abbigliamento adeguato sono relegate in secondo piano.  Programmi in cui  “ non c’è più tempo, mi dispiace dobbiamo chiudere”.  Ma se non l’hai fatto parlare?   Ma cosa l’hai invitato a fare?  E quanto mi è costato?  Non parliamo poi della pubblicità. Se è vero che le reti private si sostengono con la pubblicità è anche vero che ormai su ventiquattrore ci sorbiamo (tra spot, spottini, sigle, siglette,  televendite, e anteprime cine-televisive) oltre dieci ore di assordante quanto inutile battage. E le reti non sono da meno; si sono adeguate, alla faccia del referendum e delle norme varate qualche anno fa.   Non fa in tempo a partire un programma, subito dopo otto minuti di pubblicità, che ne mandano in onda altri cinque minuti. Poi altri dieci minuti nel bel mezzo della trasmissione e prima che questa finisca ti lasciano lì ad aspettare la scena conclusiva per altri dieci minuti.  Giusto per tenerti legato alla sedia.  Ma il problema si risolve facilmente: azzerando l’audio e facendo altro.

Poi ci sono le musiche di sottofondo, in qualunque contesto, che sono diventate soprafondo perché sempre a volume talmente alto da mettere in sottofondo il parlato: evidentemente è più importante la colonna sonora.

Poi c’è l’argomento sesso.  Le scene di sesso infilate ovunque, eccessive, a sproposito, a qualsiasi orario – come le parolacce – nelle fiction per famiglie, di giorno e in prima serata. E i talk-shaw dove se non si parla di sesso in tutte le salse che ci vai a fare?

Non se ne può più. Ma che lavoro fanno tutti quei garanti, le authority, le associazioni dei genitori, cosa ci garantiscono ?  E i presentatori? Sguaiati, aggressivi, invadenti e scostanti verso chiunque. Sanno solo gridare – quando hanno al collo fior di microfoni di ultima generazione – e guai a non rispondere a tono, a intraprendere discorsi autonomi. Ultimamente è di moda l’abitudine di richiamare severamente l’ospite per rimarcare il proprio ruolo:  ‘il conduttore sono io’ !  

E poi non esiste più niente di spontaneo;  nessuna improvvisazione che , come sappiamo, è propria del professionista serio e preparato:  tutto scritto,  programmato, tutto affidato  all’onnipresente ‘ gobbo’ e guai a sviare solo di una virgola! 

Non ne possiamo più.

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